Colloquio in gravidanza: tra benedizione e ipocrisia

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Credevo che i racconti sul rapporto tra lavoro e gravidanza fossero per lo più gonfiati, romanzati e che non potesse esistere davvero una disparità tanto evidente, se nonché ho avuto l’occasione – ahimè –  di provarla sulla mia pelle.

E alla fine ho capito una cosa: succede che continuiamo ad applaudire orgogliosi quando leggiamo notizie di donne assunte al nono mese di gravidanza, ma poi, nella vita di tutti i giorni, nulla facciamo e quasi ci stupiamo se una donna disoccupata e in gravidanza continua a cercare lavoro, perché tanto, alla fine, le risposte sono sempre le stesse:

“Ma lascia perdere, tanto non ti prende nessuno!”

“Ma perché non ti godi la gravidanza e resti a casa a rilassarti e a pensare alle tue cose!”

Sfido a trovare una donna che come me abbia anche solo provato a dire a parenti e amici di voler continuare a cercare un impiego e che questa scelta abbia sortito urla di gioia e atti di sostegno: non ho mai ricevuto così tante pacche di compassione sulle spalle!

Si ha la capacità di osannare la donna in gravidanza e contemporaneamente considerarla inutile, un essere da parcheggiare finché il bambino che porta in grembo non avrà l’autonomia di badare a se stesso, nella speranza che questa piccola creatura non abbia diminuito le capacità professionali della madre… perchè lo sappiamo tutti: i bambini sono dei sanguisuga di competenze lavorative!

E poi, oltre al danno la beffa…si vuole un Fertility Day, un Paese che si appella all’importanza della procreazione, ma che nega allo stesso tempo la reale tutela di cui ha bisogno una donna in dolce attesa o in maternità.

Allora io, con il supporto morale del mio maritino (perché ce ne vuole davvero tanto!), ho fatto un piccolo esperimento sociale per valutare la capacità di gestione di una donna in gravidanza e in cerca di lavoro.

1) Colloquio 1: pacca sulla spalla

La selezionatrice è una donna e lavora per un’agenzia per il lavoro. Mi dice che è difficile trovare lavoro in gravidanza e che sarebbe meglio per me continuare a godermi il sussidio di disoccupazione.

2) Colloquio 2: standing ovation e applausi scroscianti con sgambetto finale

La selezionatrice è una donna e lavora per un’agenzia per il lavoro. Dice che il mio stato non è vincolante ai fini della ricerca di lavoro e che lei mi proporrà per una candidatura in azienda perché mi ritiene una persona con un valore aggiunto:

“Ti aggiorno entro 2 settimane in caso di feedback positivo o negativo”.

Mai più sentita, nonostante abbia provato a contattarla più volte.

Visto l’esito dei primi due colloqui, meglio passare al livello superiore: arrivare all’azienda cliente  comunicando solo in un secondo momento lo stato interessante.

3) Colloquio 3: galvanizzazione incosciente con scacco matto

La selezionatrice è ancora una volta una donna, lavora per un’agenzia per il lavoro e mi seleziona attraverso un colloquio telefonico. Il mio curriculum è in linea con il profilo ricercato e allora passo allo step successivo: il colloquio con il cliente.

In fase di seconda selezione indosso degli abiti che non nascondono le mie rotondità, la selezionatrice dell’azienda cliente mi ascolta non badando alle mie forme e mi domando se finalmente io non abbia trovato la persona giusta con cui sostenere un colloquio obiettivo.

Prima di ricevere un feedback sull’esito del colloquio contatto la selezionatrice dell’agenzia per il lavoro, le dico che mi trovo in stato interessante e tutto d’un fiato dice che avrebbe dovuto saperlo prima di inviare la mia candidatura al cliente, così avrebbero scelto una modalità di selezione adeguata al mio stato.

“Che tipo di modalità di selezione? È un problema la mia gravidanza?”

“No non è un problema.”

“Potrei sapere cosa intende per modalità di selezione adeguata al mio stato?”

“…”

Immaginavo che fosse solo una paraculata, ma ho ingoiato il rospo.

Sapete però cosa mi ha fatto più male?

È stato vedere donne che non comprendono altre donne e che probabilmente su Facebook sono le prime ad indignarsi mettendo una faccina triste se una donna subisce discriminazioni…poi però nella vita reale è tutta un’altra cosa.

E quando racconterò questa storia a mio figlio lui mi dirà:

“Mamma, ma davvero ai tuoi tempi succedeva questo?”

Ed io potrò rispondergli:

“Purtroppo sì, ma adesso tutto è cambiato.”

Perché sono certa che ci sarà una inversione di rotta, una rottura con le rigidità sociali e un cambiamento definitivo. Lo so perché in realtà parte di questo cambiamento lo sto vivendo già adesso: con un’azienda che non ha badato al mio stato di famiglia, che ha scelto me per ciò che sono e il valore che rappresento.

So che c’è ancora tanto lavoro da fare e allora io voglio ricordare a tutte le mamme e donne del mondo che:

WE WERE BORN FOR GREATNESS!

One life, one chance, start living
Sing it louder just to let the world know
No, we’re not nameless, we’re not faceless
We were born for greatness

[Papa Roach – Born for greatness]

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