Di già un anno

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Ricordo bene nella mente e sulla pelle il giorno in cui è arrivato Ettore.

La delivery era fissata per l’8 settembre e avendo del tempo a disposizione io e mio marito decidiamo di traslocare l’11 agosto (giusto per non annoiarci!).

Nonostante le corse per riorganizzare i nuovi spazi a tre, in un battito di ciglia arrivano l’11 settembre e il primo monitoraggio.

“Signora guardi, qui tutto sembra abbastanza fermo. Ci rivediamo tra 2 giorni e rivalutiamo la situazione…o magari ci vediamo domani. Ah-ah-ah!”

Il mio sorriso di circostanza insieme ai miei 80 kg si avvia verso la macchina.
Faceva caldo, maledettamente caldo, nonostante fosse settembre e, nonostante mio marito continuasse a coprirsi con le lenzuola, per me faceva troppo caldo e avevo continuamente bisogno di spararmi addosso il ventilatore, giorno e notte, senza sosta.

Quando alle 3 di notte:

“Che succede?”

“Non lo so, mi fa male la pancia, mi fa male tutto qui e ho delle fitte fortissime!”

Ci prepariamo per andare all’ospedale più vicino:

“Signora, lei sta perdendo sangue. Dobbiamo ricoverarla.”

“Ma io ho la cartella clinica in un altro ospedale, come faccio?”

In quella cartella c’erano i miei ultimi esami e il mio “sì” all’epidurale.
Firmo per uscire e andiamo verso l’ospedale che mi ha seguita negli ultimi mesi.

Sono le 5 del mattino.

“Signora, venga che iniziamo con il monitoraggio.
Il bambino sta bene, ma lei non è ancora dilatata.”

Ero ufficialmente ricoverata: gruppi whatsapp di supporto, messaggi continui, bottigliette d’acqua, un tè caldo con 2 fette biscottate e mio marito che inizia con le pubbliche relazioni:

07.45 “Ci hanno assegnato la camera, adesso Noemi fa colazione e poi riposa.”

08.47 “Ha iniziato ad avere le prime contrazioni”

11.53 “Dilatazione 3 cm. Le fanno l’epidurale, poi rompono il sacco per controllare il colore del liquido. Le aumenteranno le contrazioni così andremo al travaglio.”

13.48 “Epidurale fatta, acque rotte, adesso aspettiamo la dilatazione. Nel giro di 2/3 ore dovrebbero tirarlo fuori…tipo coppa dei Campioni!”

16.40 “Travaglio lungo, la dilatazione tarda ad arrivare.”

17.28 “Dilatazione 8 cm. Dai che ci siamo.”

Dalle 17.28 un lungo silenzio, nessuno riceve più notizie.

Nella sala d’attesa l’ansia cresce e si trasforma in lacrime.
L’attesa è lunga e sta sfiancando tutti.

D’improvviso si accende la luce d’emergenza, un’infermiera corre verso un’altra stanza.

Io spingo ad ogni contrazione che sento, cercando di accompagnare il mio bambino verso l’uscita.
Sembra tutto inutile.

L’ostetrica chiama la ginecologa:

“Signora, il bambino è in tachicardia: dobbiamo operarla d’urgenza.”

“Va bene.”

Non ho altre parole da aggiungere, sono concentrata e non è il momento di perdersi d’animo: devo collaborare.

Viene allestita in pochi minuti la sala operatoria, nulla sembra più così incantato come la sala parto con la sedia reclinabile a forma di ciambella.
Sono dentro una stanza fredda, congelata, ho la febbre e tremo, ma sono focalizzata sull’obiettivo.

Vengo spogliata, mi fido della gente attorno a me che non mi lascia sola neanche un istante, mio marito guarda da fuori, piange e prega, non mi perde di vista.

In pochi minuti il pianto di Ettore interrompe la mia concentrazione.

E piango anch’io con lui.

Ormai non mi importa d’altro, lui è fuori, sta bene ed io aspetto solo che ricuciano la sua uscita d’emergenza.

Sono mamma.

 

2 commenti su “Di già un anno

  1. Brava. Grazie alla tua bravura a raccontare Ho rivissuto con te ogni momento, anche se non ero lì.
    Auguri Ettore e auguri a te cara Noemi per il tuo primo anno da mamma.
    Continua così, stai facendo un gran bel lavoro.

    1. Grazie di cuore Mara.
      Sono certa che anche tu starai facendo un ottimo lavoro con i tuoi due gemelli ❤️
      Ti abbraccio forte!

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