Il bambino con gli occhi chiusi

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Ho avuto il piacere di intervistare a distanza Erika Magistro, brillante autrice di due racconti (quelli che teniamo in mano io ed Ettore).

Ve la presento volentieri 🙂

Erika raccontami un po’ di te? 

Sono laureata in Lettere Classiche, specializzata in Archeologia. 
Ho seguito un corso di editoria all’interno della “Villaggio Maori Edizioni” e così ho iniziato il mio percorso in ambito editoriale sia come autrice sia come organizzatrice di eventi.
All’interno  della casa editrice ho curato una libreria, ho aperto un’associazione culturale “Talìa” e ho organizzato un evento chiamato “Occupai Civita”.
Mi definisco una timida emancipata e, proprio grazie al percorso in radio, ho cambiato tanti aspetti del mio carattere.
La radio ha avuto un ruolo terapeutico su di me, ed è proprio dopo averla frequentata che ho iniziato ad esprimermi al meglio, ad esporre idee, pensieri che ho sempre in realtà tenuto dentro e che grazie alla radio ho imparato a condividere. 
Sono una persona socievole, dinamica, amo la scrittura da sempre, prediligo poesie, racconti brevi e adesso mi sto cimentando in due progetti editoriali.

Perché “Il bambino con gli occhi chiusi”?

L’idea del racconto è nata durante l’esperienza del servizio civile all’Unione Italiana Ciechi di Catania, dove sono stata a contatto con persone con disabilità visiva ed ho imparato ad “aiutarli”.
Accompagnavo una ragazza durante il giorno a svolgere determinate mansioni, ho aiutato un professore non vedente a catalogare dei libri, ho accompagnato per diversi mesi una signora con dei bambini a svolgere faccende durante il giorno.
É stata un’esperienza molto forte perché mi sono resa conto di quanto le cose essenziali di tutti giorni vengano sottovalutate da tutti noi. 
E allora, proprio durante questa esperienza, ho scritto di getto il primo racconto, che in realtĂ  era un incipit, che poi ha preso forma in questo raccontino breve.
L’intento era quello di essere incisivi e con poche parole lanciare un messaggio indirizzato non solo ai bambini ma anche ai più adulti.

Nel primo racconto avviene l’incontro con Giuseppe: chi è Giuseppe?

Giuseppe è una persona esistente e ha svolto con me il servizio civile. 
Da collega è diventato un grande amico e proprio con lui ho condiviso per la prima volta il progetto. Lui conosceva le mie aspirazioni di scrittrice e quindi, durante le giornate all’UIC, parlavamo dei progetti futuri e del mio desiderio di scrivere.
E’ stato uno dei primi a leggerlo, e da lì è nata l’idea di accompagnarlo con un video o un corto animato anche se è un progetto ancora in cantiere.

“Tutti siamo come una manciata di stelle” questa espressione mi ha colpito particolarmente, e condivido il pensiero di Giuseppe. E tu come vedi le persone?

Questa espressione rappresenta esattamente  il modo in cui io vedo le persone. Secondo me alcune sono di passaggio, altre sono destinate a rimanere. In quell’espressione c’è tutto ciò che io penso.

Nel secondo racconto tratti il tema dell’amore: pensi di scrivere una collana di racconti dedicata ai sentimenti e alle emozioni?

Inizialmente non era stato pensato con questo intento, ma pian piano mi sono resa conto che sarebbe stato fantastico continuare con altri racconti che trattassero temi diversi.
Ovviamente l’amore è l’argomento principe per sviluppare tutti gli altri.
Il primo tema è stato l’amicizia, il secondo tema è stato l’amore e il terzo non ve lo svelo ma già è in cantiere. Il desiderio è quello di realizzarne cinque al massimo per poi unirli e costituire un unico libro.
Credo che sia un’idea vincente anche perché un po’ rievoca alla lontana il piccolo principe, un libro al quale sono legatissima, uno dei miei preferiti in assoluto. Quindi sì senza dubbio vorrei scrivere una collana di racconti dedicata ai sentimenti

L’amore per qualcuno, l’amore per gli amici, l’amore per tutto ciò che può essere amato: ho avvertito come la sensazione che ciò che scrivi possa toccare anche il cuore di un adulto: è un invito velato a guardare il mondo con occhi di un bambino?

L’intento è quello di spingere quante piĂą persone possibili a guardare le cose essenziali che ci circondano e che il piĂą delle volte facciamo fatica a riconoscere o a dar loro valore.

Le illustrazioni in bianco e nero accompagnano la narrazione senza distogliere l’attenzione dalla lettura: è una scelta casuale o voluta?

Le illustrazioni sono volutamente in bianco e nero e la ragazza che se ne è occupate è una mia cara amica, si chiama Delia Sambataro e con lei ho un rapporto meraviglioso perché non è fatto solo di parole, e ogni volta che ho in mente un progetto glielo esprimo con pochissime parole e lei immediatamente riesce a coglierne il senso profondo. Quindi c’è questa perfetta sintonia tra di noi.

Il bambino con gli occhi chiusi è diventato oggetto di incontri soprattutto nelle scuole: con quale atteggiamento è accolto dai ragazzi?

Stiamo avendo un grande riscontro tra i ragazzi. L’ultima esperienza alla scuola di Tremestieri Etneo è stata bellissima: abbiamo organizzato una lettura al buio, con i ragazzi bendati, con me che leggevo e con la piccola orchestra della scuola che accompagnava la lettura con la colonna sonora de “La vita è bella”.
I ragazzini sono stati incredibili, con tantissime idee e hanno partecipato attivamente.

 

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BUONA LETTURA!

 

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