La mia buona stella

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Mi sono sposata nel 2014 e i primi anni di matrimonio di avere figli non mi importava molto, avevo iniziato a lavorare da poco e avevo iniziato a godermi le mie entrate tra shopping, aperitivi e viaggi insieme a mio marito.

A volte parlavamo di avere figli, ma sembravano più sogni senza un termine specifico, poi tornavamo alla nostra realtà in due che ci piaceva così tanto, fatta di fuori orari, pranzi alle 4 di pomeriggio e sabati interi trascorsi a letto.

Un figlio non sembrava un’idea da realizzare in tempi brevi, non impelleva in noi nessun desiderio immediato.

Ma nel 2016 è accaduto qualcosa, un po’ per la situazione lavorativa che vivevo, piena di insoddisfazione e orari indecenti, un pò perchè iniziavo ad avvertire inconsciamente un desiderio di maternità forte fino al punto da vedere solo donne incinta attorno a me: amiche, conoscenti o gente mai vista prima. Iniziavo quasi a sviluppare un sesto senso e tra maglioni e piumini invernali riuscivo sempre a scovare le pance da sesto mese: iniziavo a sentirmi un passo indietro, anche nel mio matrimonio.

Vedevo gente fare figli a ridosso dalle nozze e non ne capivo il senso: la vita in due era così bella, perchè da due diventare tre mettendo a rischio un equilibrio costruito duramente…

Ma adesso anche io desideravo diventare madre, costruire qualcosa di più grande, passare dal nostro nido d’amore versione bilocale ad un trilocale invaso da giochi, desideravo anche io le notti insonni, gli orribili vestiti premaman e i piedi gonfi.

Ma quel 2016 scorreva troppo lentamente tra delusioni lavorative e quel figlio che non arrivava, tanto da convincermi a fare qualche visita in più, io che ero stata operata di endometriosi all’età di 22 anni probabilmente ero a rischio e la ricerca di maternità non sarebbe stata di certo una passeggiata.

Avrei dovuto fare l’isterosonosalpingografia, che suona molto simile a supercalifragilistichespiralidoso, solo che non fa ridere neanche un po’. 

Il terrore del momento mi ha pietrificata e sono andata via ancor prima che la ginecologa potesse dirmi qualunque cosa, nulla sarebbe servito a farmi stare meglio in quel momento perchè mi era sembrato tutto un fallimento, un inutile tentativo di mettermi in gioco per capire se la maternità potesse essere adatta alla mia pelle, e invece il disastro.

I pensieri iniziavano ad accavallarsi senza sosta, avrei dovuto rassegnarmi alla nostra vita in due che prima mi piaceva tanto, ma che adesso sembrava una camicia di forza.

Poi il nostro miracolo, di lì a poco un test di gravidanza ha ribaltato la mia fragilità ed io naturalmente non ero affatto pronta a diventare madre, ma tu, figlio mio, sei stato desiderato.

Il tuo arrivo è stato così sofferto che ho deciso di regalarti una stella, una stella vera, impressa nel firmamento, una di quelle che si vedono la sera, al buio e nel silenzio, di quelle che non puoi fare a meno di guardare, di quelle che ti fanno pensare che tutto nella vita è così breve e labile  da non poterci permettere di perdere tempo a farfugliare cose e a rimandare tutto a domani.

La tua stella ti aiuterà a ricordarti che noi siamo qui, adesso, e non esisterà una vita migliore di quella che vivi.

Non avere paura e se ne avrai potrai sempre contare su di me. 

Twinkle, twinkle, little star
How I wonder what you are
Up above the world so high
Like a diamond in the sky

Articolo realizzato in collaborazione con Etoilez moi

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