Mike Patton – Mondo Cane

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Quando sei qui con me
Questa stanza non ha più pareti
Ma alberi
Alberi infiniti
Quando sei qui vicino a me
Questo soffitto viola
No, non esiste più
Io vedo il cielo sopra noi
Che restiamo qui
Abbandonati
Come se non ci fosse più
Niente, più niente al mondo…

No, da ieri sera e credo per sempre, quando sentirò questa canzone non penserò più a Gino Paoli, ma a Mike Patton.

Che dire, stamattina le mani e i pensieri fremevano all’idea  di scrivere a caldo le miei sensazioni dopo aver assistito allo spettacolare concerto di Mike Patton e del suo originale progetto “Mondo Cane”.

Mio marito ed Ettore mi hanno raggiunto direttamente al Teatro degli Arcimboldi per una focaccia veloce e poi via a prendere i nostri biglietti.

“Hai preso le cuffie per Ettore?”
“Cavolo! Le ho scordate!”

Lasciamo il passeggino nel guardaroba.
Di bambini della sua età neanche l’ombra. 

“Speriamo di non dover ascoltare il concerto dal corridoio.”
“Al massimo ci diamo il cambio.”

Le porte della sala tra 10 minuti si chiudono.

“Ettore, entriamo che tra poco inizia il concerto.”
“Mamma, api tenda.”
“Ettore, tra poco si apre la tenda. Vedrai un signore che canta, si chiama Mike, e poi c’è Claudia vicino a lui, la mamma di Simone.”

Io mi sento adrenalinica per Claudia.
Io mi sento orgogliosa di lei.
Lei che, mentre canta su quel palco, ha di certo il pensiero a suo figlio Simone che da dietro le quinte, in braccio al suo papà, è lì che la ascolta.
Ma questa è un’altra storia che non vedo l’ora di raccontare.

“Mamma guadda tenda ape!”

Entra Mike intonando “Il cielo in una stanza” e abbiamo già tutti voglia di alzarci per una standing ovation, ma siamo a inizio spettacolo e allora ci conteniamo.
Battiamo le mani, cantiamo, urliamo.

Ettore non sta nella pelle e segue con un’attenzione che avevo visto solo al concerto dei Subsonica.

E d’improvviso, su Che Notte! di Fred Buscaglione, si presenta anche Roy Paci e al suono di tromba Ettore ride, muove le mani e compone piccole coreografie.

A un’ora dall’inizio del concerto Ettore si accuccia piano piano sul petto di suo padre.
Si addormenta con la musica che arriva ovattata alle sue orecchie coperte dalle nostre mani.

Chi è seduto accanto a noi ci scruta, la maggior parte sorride alla vista di Ettore, qualcuno osserva con empatia il suggestivo quadretto familiare.

No, non ci sentiamo strani.
Siamo semplicemente noi.

A fine concerto raggiungiamo i nostri amici nel backstage.
Claudia si siede su un divanetto, si sfila le scarpe col tacco, prende Simone in braccio e inizia a ricoprirlo di baci.

Eccola lì, davanti ai miei occhi, la dimostrazione che non c’è nessun lavoro al mondo che potrà distoglierci dai nostri affetti.
Assolutamente nulla.
Mai.

 

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